P. Cameron, Quella sera
dorata, Adelphi, 2006
“Quella sera dorata
non volevo proprio andare oltre; più di ogni cosa volevo restare un
po'...”
Avete presente quei
romanzi che parlano di romanzi? Solitamente hanno come protagonista
uno scrittore o un libraio o un professore di lettere, un filologo o
anche solo un ragazzino che stava rimodernando la cantina.
Solitamente questi romanzi
ruotano intorno ad un libro misterioso - ovviamente inesistente - di
cui a noi poveri lettori viene dato giusto un assaggio, quella tanto
che basta per destare la nostra curiosità e poi più nulla. Il
titolo, magari, i personaggi, l'ambientazione, le scene più
significative. Seguendo la storia la curiosità aumenta e noi finiamo
per sentirci esclusi dal privilegio di leggerlo, come fosse il
vangelo riservato ad una ristretta cerchia di adepti.
In Quella sera dorata
un romanzo del genere c'è. Il titolo è La gondola e
a noi viene rivelata solo la presenza effettiva di una gondola, la
connessione con il passato dello scrittore e il fatto che quello sia
il suo primo ed ultimo romanzo - cosa che rende la faccenda ancora
più intrigante.
Ma
il punto è che anche Quella sera dorata sembra
esattamente un romanzo dentro ad un romanzo. Forse per
l'ambientazione latinoamericana - davvero, perché l'Uruguay? - forse
per i personaggi che sembrano come fantasmi che si aggirano attorno
al protagonista, forse per la trama che è come un velo e potrebbe
anche non esserci.
Fin
dalle prime pagine si viene catturati dalla dimensione della romanzo
che appare come un mondo parallelo, una parentesi non necessaria ma
così bella da trovare la sua ragione di esistere.
Il
libro parla di un giovane ricercatore che per il suo dottorato deve
scrivere un saggio su un autore famoso, tale Jules Gund, che dopo
aver scritto un solo meraviglioso libro si è ritirato in Uruguay con
la moglie, l'amante, la figlia, il fratello e il giovane compagno del
fratello per poi morirvi senza che il mondo sembri essersene accorto.
Scrivere
la biografia di questo scrittore così schivo e riservato – al
confronto del quale Salinger sembra un festaiolo impenitente – si
rivelerà più difficoltoso del previsto e il 28enne protagonista
Omar Razaghi sarà costretto a trasferirsi in Uruguay per riuscire a
strappare alla famiglia l'agognata autorizzazione.
Lo
stile di Cameron è impeccabile. Arrivato alla fine del libro ne
leggersi altre duecento pagine. I personaggi sono così assurdi da
risultare realistici nella loro follia. Nessuno di loro rispecchia
l'ideale di eroe e tutti sono potenzialmente protagonisti o semplici
assistenti.
La
trama è semplice e originale. Gli ambienti sono evanescenti, nel
senso che i personaggi sembrano muoversi nel vuoto e dell'Uruguay
intravediamo solo un'ombra.
Il
personaggio che ho amato di più è Pete. Sembra a tratti un bambino
a tratti un vecchio, senza mai rispettare la sua reale età -
ventotto - e quando pensi di averlo inquadrato lui fa qualcosa di
inatteso e rompe gli schemi.
Infine
vorrei spendere due parole sul titolo. Quella sera dorata
è una citazione da un'autrice che verrà ripresa all'interno della
trama (in un modo che non ho intenzione di dirvi) che letta nella sua
complessità prende un senso. Ma ancora più significativo e da
tenere a mente durante la lettura è il titolo originale: The
City of Your Final Destination.
E neppure qui voglio anticiparvi perché.
In
conclusione, se avete due giorni liberi e avete voglia di estraniarvi
completamente dal mondo, questo è il libro che fa per voi.
Irene
PS: Tengo a precisare che
io amo Cameron e ho letto tutti i libri finora pubblicati in italiano
e sicuramente ne recensirò altri in futuro.
PPS: esiste anche il film.
Io confesso di non averlo ancora visto, ma c'è Anthony Hopkins
quindi sono fiduciosa.

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