venerdì 28 agosto 2015

Un sogno in un sogno - "Quella sera dorata" P. Cameron

P. Cameron, Quella sera dorata, Adelphi, 2006




Quella sera dorata non volevo proprio andare oltre; più di ogni cosa volevo restare un po'...”


Avete presente quei romanzi che parlano di romanzi? Solitamente hanno come protagonista uno scrittore o un libraio o un professore di lettere, un filologo o anche solo un ragazzino che stava rimodernando la cantina.
Solitamente questi romanzi ruotano intorno ad un libro misterioso - ovviamente inesistente - di cui a noi poveri lettori viene dato giusto un assaggio, quella tanto che basta per destare la nostra curiosità e poi più nulla. Il titolo, magari, i personaggi, l'ambientazione, le scene più significative. Seguendo la storia la curiosità aumenta e noi finiamo per sentirci esclusi dal privilegio di leggerlo, come fosse il vangelo riservato ad una ristretta cerchia di adepti.

In Quella sera dorata un romanzo del genere c'è. Il titolo è La gondola e a noi viene rivelata solo la presenza effettiva di una gondola, la connessione con il passato dello scrittore e il fatto che quello sia il suo primo ed ultimo romanzo - cosa che rende la faccenda ancora più intrigante.

Ma il punto è che anche Quella sera dorata sembra esattamente un romanzo dentro ad un romanzo. Forse per l'ambientazione latinoamericana - davvero, perché l'Uruguay? - forse per i personaggi che sembrano come fantasmi che si aggirano attorno al protagonista, forse per la trama che è come un velo e potrebbe anche non esserci.

Fin dalle prime pagine si viene catturati dalla dimensione della romanzo che appare come un mondo parallelo, una parentesi non necessaria ma così bella da trovare la sua ragione di esistere.

Il libro parla di un giovane ricercatore che per il suo dottorato deve scrivere un saggio su un autore famoso, tale Jules Gund, che dopo aver scritto un solo meraviglioso libro si è ritirato in Uruguay con la moglie, l'amante, la figlia, il fratello e il giovane compagno del fratello per poi morirvi senza che il mondo sembri essersene accorto.
Scrivere la biografia di questo scrittore così schivo e riservato – al confronto del quale Salinger sembra un festaiolo impenitente – si rivelerà più difficoltoso del previsto e il 28enne protagonista Omar Razaghi sarà costretto a trasferirsi in Uruguay per riuscire a strappare alla famiglia l'agognata autorizzazione.

Lo stile di Cameron è impeccabile. Arrivato alla fine del libro ne leggersi altre duecento pagine. I personaggi sono così assurdi da risultare realistici nella loro follia. Nessuno di loro rispecchia l'ideale di eroe e tutti sono potenzialmente protagonisti o semplici assistenti.
La trama è semplice e originale. Gli ambienti sono evanescenti, nel senso che i personaggi sembrano muoversi nel vuoto e dell'Uruguay intravediamo solo un'ombra.

Il personaggio che ho amato di più è Pete. Sembra a tratti un bambino a tratti un vecchio, senza mai rispettare la sua reale età - ventotto - e quando pensi di averlo inquadrato lui fa qualcosa di inatteso e rompe gli schemi. 
 
Infine vorrei spendere due parole sul titolo. Quella sera dorata è una citazione da un'autrice che verrà ripresa all'interno della trama (in un modo che non ho intenzione di dirvi) che letta nella sua complessità prende un senso. Ma ancora più significativo e da tenere a mente durante la lettura è il titolo originale: The City of Your Final Destination. E neppure qui voglio anticiparvi perché.
In conclusione, se avete due giorni liberi e avete voglia di estraniarvi completamente dal mondo, questo è il libro che fa per voi.


Irene


PS: Tengo a precisare che io amo Cameron e ho letto tutti i libri finora pubblicati in italiano e sicuramente ne recensirò altri in futuro.
PPS: esiste anche il film. Io confesso di non averlo ancora visto, ma c'è Anthony Hopkins quindi sono fiduciosa.

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